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Sulla stessa barca

“Zingara, venduta, tossica!”, e ancora richiami alle manette e più di un augurio di stupro.
Così è stata accolta la coraggiosa capitana Carola Rackete scendendo dalla nave Sea-Watch 3, dopo aver portato in salvo 40 migranti già estremamente provati dai molti giorni in mare aperto.
Nonostante le condizioni psicologiche degli esseri umani a bordo fossero letteralmente drammatiche, con gesti di esasperazione e autolesionismo che cominciavano a far capolino e avrebbero potuto condurre ad epiloghi ancora più tragici, come ad esempio il suicidio, i manifestanti accorsi nel cuore della notte per insultare Carola con oscenità irripetibili ritenevano la capitana alla stregua di una delinquente da arrestare.
Anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini è della stessa idea e non ne ha fatto mistero, appellando la ragazza tedesca come “criminale” e invocando l’arresto immediato.
Evenienza che si è poi risolta in un nulla di fatto lasciando insoddisfatte molte figure istituzionali, furiose per la decisione del gip di annullare l’arresto motivato dalla necessità di Carola di agire “per adempiere al dovere di portare in salvo i migranti”.
La tendenza a condannare chi aiuta è stata addirittura potenziata dal decreto Sicurezza Bis voluto fortemente da Salvini e dal governo gialloverde; tra i punti principali spicca il particolare accanimento nei confronti delle Ong e dei migranti, considerati un pericolo per la sicurezza del Paese.
La conseguenza logica di questo messaggio, diffuso quotidianamente tramite tweet, interviste e dirette streaming, è la criminalizzazione della solidarietà e di chi cerca di far rispettare una legge che è superiore a tutte le altre, quella dei diritti umani.
Il fondatore di Emergency Gino Strada, intervistato da Giulio Cavalli sulle pagine di Left, ricorda che l’invasione così tante volte evocata da certa classe politica per suscitare paura e insicurezza semplicemente non esiste: “sembra che il problema dell’Italia non siano i trecento miliardi e passa lucrati dalle mafie, i centocinquanta miliardi di evasione fiscale, altri centinaia di miliardi di corruzione ma sembra che il problema si-ano quaranta migranti fuori dal porto di Lampedusa. Su questo si è costruita una narrazione fasulla. In Italia in questo momento sono più i giovani che se ne vanno di quelli che arrivano. Certo, gli stranieri vengono qui per ragioni diverse rispetto a chi emigra poiché l’Italia è un Paese mediamente ricco. Ma dov’è questa invasione? Calcoliamola in termini demografici: è una follia, non esiste, è una cosa costruita ad arte perché bisogna alimentare l’odio verso il diverso. Diverso che può essere declinato in vari modi: può essere il rom, il sinti, l’ebreo o il nero. Ma è un odio che si riversa sempre su chi sta al di sotto nella scala sociale. Come se la responsabilità dei problemi, anche drammatici, che vivono gli italiani, come la crisi economica e la difficoltà di arrivare a fine mese, fossero colpa degli ultimi e non colpa di chi invece sta più in alto nella scala sociale. E questa è una pazzia tipica della mentalità fascista”.
L’approccio securitario, sfociato nel decreto sicurezza bis, è il risultato di una revisione peggiorativa e ulteriormente repressiva sia della legge Reale del 1975 sia del codice Rocco, legge fascista ancora parzialmente in vigore.
I risultati più evidenti, neanche a dirlo, sono quelli legati all’immigrazione, e quanto accaduto a Lampedusa ne è solo il primo esempio.
Le convenzioni internazionali che consentono il transito e l’approdo alle navi che soccorrono persone in mare vengono sistematicamente violate e calpestate con multe alle Ong, sequestri delle imbarcazioni, anni di galera e pubblica riprovazione per chi cerca di agire secondo umanità.
In questo modo, come commenta Italo Di Sabato dell’Osservatorio Repressione, “si riduce la democrazia ad un simulacro”.

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