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Resistere

Il nostro Paese è al centro di un ferragosto infuocato, soprattutto dal punto di vista politico.

Mentre la crisi accelera a passi sempre più rapidi verso un ritorno alle urne previsto per l’autunno, c’è ancora spazio per donne, uomini, associazioni e porzioni di società civile che si sono schierate insieme contro il populismo imperante?

La risposta è sì.

Affianco alle strade dell’odio esistono realtà che operano in silenzio, ogni giorno, per coltivare la solidarietà e immaginare una società alternativa fondata sui principi dell’inclusione e della democrazia; spesso danno vita a progetti straordinari, messi in piedi da coloro che una certa politica vorrebbe etichettare come “diversi”, criminalizzare ed emarginare dalla vita sociale.

“The Black Post – L’informazione Nero su bianco” è certamente uno di questi.

È il primo giornale online redatto esclusivamente da ragazzi e ragazze immigrati, sia di seconda che di prima generazione.

Nato da un’intuizione di Luca De Simoni, studente impegnato in un giornale online, la testata vanta oggi la direzione di un candidato alle scorse europee, nonché firma storica del quotidiano Il manifesto e uomo di grande intelligenza come Sandro Medici, che ha definito The Black Post «un’idea geniale. Nonostante all’inizio avessi qualche dubbio, compresa la paura di cadere in atteggiamenti caritatevoli. Invece offrire una pagina bianca a questi ragazzi ha funzionato. Loro l’hanno presa in mano connotandola e facendola propria dall’inizio».

L’idea si basa su una convinzione molto semplice: a raccontare le migrazioni dovrebbero essere gli stessi migranti, unici veri protagonisti del fenomeno.

Come dichiara Luca De Simoni intervistato da Left, infatti, «sono sempre terze persone a trattare le migrazioni; magari giornalisti o politici di turno, ma mai i protagonisti, i migranti. Volevamo dare loro voce, creando un punto di vista e una narrazione diversi. Abbiamo cominciato a cercare ragazzi e ragazze che volessero partecipare e pian piano si è creato il gruppo».

L’anima pulsante del progetto è proprio questa ricchezza di esperienze confluite dalle storie dei migranti-giornalisti, che vengono da ogni parte del mondo: Daouda del Burina Faso, Nazlican, turca, Rose di origine camerunense e Sofonias dall’Etiopia.

A completare il giornale online c’è la firma di un altro nome noto, quello del poeta Soumaila Diawara.

Ma The Black Post non è l’unico progetto culturale sorto nella Capitale per mano di migranti.

In viale delle Province, in un palazzo che occupa una parte alta nella “lista sgomberi” stilata dalla prefettura, c’era una volta «uno spazio in cui nessuno veniva».

Oggi, questi stessi locali, sono stati trasformati nella Biblioteca Popolare del Mondo piccolo da Rafael Cordero, che ha messo a disposizione di tutti i bambini che abitano lo stabile occupato un gran numero di libri.

Le regole per poter usufruire degli spazi sono semplici: non si corre nella biblioteca, non si urla, si alza la mano per parlare, non si parla se un’altra persona sta parlando e si ascolta una persona che parla, soprattutto se grande.

Ad averle scritte sono le bambine del palazzo, dodicenni provenienti da Paesi diversi, con colori della pelle diversi e religioni diverse, ma accomunate da un’amicizia senza confini o pregiudizi.

Alcuni di loro parlano inglese, francese, spagnolo, arabo e si preparano a frequentare le scuole medie, sempre con lo sguardo rivolto al futuro: «Il prossimo anno, quando finisce la scuola, apriremo un centro estivo fatto da noi. Così i bambini che non conoscono l’italiano possono continuare a studiare e conoscere anche altre lingue».

Rafael, il bibliotecario e fondatore del progetto, non si rassegna all’idea di un’Italia in cui solidarietà ed integrazione siano criminalizzate: «Nelle mie poesie la chiamo Città Aperta in omaggio a Roberto Rossellini. Racconto quello che guardo e vedo nella Città Aperta. Per me, nonostante tutto, Roma è accogliente, è una città aperta».

Left è in edicola da oggi dal 17 agosto fino a giovedì 22 agosto con il titolo Resistenze.

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