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Pius Culture

Dovendo dare credito alla crociata messa in atto nell’ultima settimana, verrebbe da pensare che i veri simboli identitari del nostro Paese siano tortellini e crocifisso.

Lo hanno ribadito con veemenza la Lega e il suo leader, l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, quando la Curia di Bologna ha annunciato di voler preparare pochi chilogrammi di pasta senza il classico ripieno, sostituito con carne di pollo in vista della festa di San Petronio, così da consentirne la consumazione anche a coloro che non mangiano maiale per motivi religiosi.

Lo scandalo orchestrato ad arte su quello che è già stato ribattezzato il “tortellino dell’accoglienza” è solo l’ultimo episodio, in ordine cronologico, rivelatore di un nazionalismo più che mai anacronistico e molto vicino a posizioni di chiaro stampo razzista.

Le teorie sulla sostituzione etnica vengono professate ormai da anni, nonostante le statistiche dimostrino tutt’altro, e ciò ha contribuito ad impedire una legge seria e moderna sulla cittadinanza, che riguarda quasi un milione di cittadini italiani che al momento ne sono privi.

Per riformare la legislazione che ne disciplina l’acquisizione, dichiara il deputato ed ex presidente del Pd Matteo Orfini, «non serve una discussione eterna, bastano un centinaio di giorni».

Il nuovo Governo potrebbe aver trovato un punto di convergenza attorno all’idea di legare il passaporto alla frequentazione di un ciclo scolastico in Italia, preferendo di fatto lo ius culturae allo ius soli, che garantisce la cittadinanza alla nascita.

Il dibattito sulla possibilità di modifica alla legge attuale è stato riaperto il 3 ottobre, riprendendo la discussione sulla proposta sottoscritta da Laura Boldrini.

Ma il testo depositato dall’allora esponente di Leu, ora nelle file del Pd, non è l’unico da esaminare; ci sono anche quello di Renata Polverini di Forza Italia, incentrato sullo ius culturae puro con esami delle conoscenze linguistiche e delle norme di base dell’ordinamento italiano, e quello a firma dello stesso Orfini, che nel 2015 aveva ricevuto il via libera alla Camera salvo poi arenarsi in Senato.

«Lo ius culturae si può approvare in tempi rapidissimi», spiega Orfini a Left. «Siamo arrivati al punto di decidere se vogliamo davvero cambiare la legge del 1992 o meno».

Una norma, quella del 1992, particolarmente antiquata e che lascia appeso a un filo il futuro di un numero, tra bambini e ragazzi, che sfiora addirittura il milione.

Sono giovani nati in Italia o arrivati qua da piccolissimi, hanno compiuto gli studi nelle nostre scuole, stretto legami e amicizie e amori, ma per l’anagrafe, pur esprimendosi in una lingua migliore rispetto a quella di tanti autoctoni, rimangono irrimediabilmente stranieri.

Anche prendere parte ad una gita all’estero può rivelarsi un’odissea senza fine, e la perdita del lavoro da parte di uno dei due genitori può significare la fine della loro permanenza nella Penisola.

Si tratta di italiani a tutti gli effetti che hanno diritto ad essere riconosciuti come tali, e a chi sostiene che una riforma in questo senso sarebbe mal digerita dagli italiani, Matteo Orfini risponde citando i dati di un recente sondaggio Ixè per il quale, secondo le ultime rilevazioni, «il 62% degli italiani è favorevole allo ius culturae. Non è vero che sarebbe una norma impopolare, perché interesserebbe persone che le famiglie conoscono, ossia i bambini che vanno a scuola con i nostri figli, che giocano con loro».

Ciononostante, ancora prima che potesse essere redatto un testo di sintesi, Fratelli d’Italia ha subito lanciato una raccolta firme contro la riforma.

«Un atteggiamento ben poco democratico», commenta Laura Boldrini, ricordando alla destra cosiddetta securitaria che «un Paese è più sicuro quando riesce ad integrare bambini e bambine che sono italiani a tutti gli effetti. Escludendoli, facendoli sentire diversi, al contrario, si creeranno sacche di frustrazione, di risentimento».

Una legge finalmente giusta sull’acquisizione della cittadinanza, al contrario, rappresenterebbe un modo per favorire un’integrazione sana e positiva. Dopo oltre vent’anni, potrebbe essere l’occasione giusta per riuscirci.

Questo e molto altro su Left, in edicola fino a giovedì 17 ottobre con il titolo di copertina “Pius Culture”.

 

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