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Ora sbarchino tutti

“Non ci si illuda di essersene liberati”, scrive Giulio Cavalli su Left a proposito di Matteo Salvini.

L’ex ministro dell’Interno è reduce da una crisi di governo suicida da lui stesso inaugurata e si trova ora relegato all’opposizione, un ruolo tuttavia congeniale per proseguire la propria propaganda ideologica senza però accusare il peso di responsabilità politiche attive.

Intanto il nuovo governo italiano è nato, e l’uomo guida che dovrà vigilare sulle divergenze tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle è quel “Giuseppi” Conte che di recente ha ricevuto anche l’endorsement di Donald Trump via Twitter.

Uno dei nodi che il nuovo esecutivo dovrà sciogliere è sicuramente quello dell’immigrazione, rivedendone le leggi emanate del governo precedente e rendendole più umane.

Il tema degli sbarchi dei migranti non ha infuocato solamente l’Italia, ma i dibattiti politici in pressoché tutti i Paesi membri dell’Unione Europea.

Quello dell’equa ripartizione delle responsabilità nell’accoglienza potrebbe essere una modifica sempre più concretizzabile, alla luce dell’insediamento autunnale della nuova Commissione Ue.

I temi chiave da rivedere sono sostanzialmente due: la Direttiva Rimpatri, che determina le modalità di respingimento, e il Regolamento Dublino, spesso al centro delle polemiche.

Firmata nel 1990 nella capitale irlandese, questa Convenzione rappresenta il primo tentativo di redistribuire sul territorio europeo le responsabilità della gestione delle domande di asilo politico.

Gli eventi socio-politici avvenuti soltanto un anno prima, si pensi al crollo del muro di Berlino nel 1989, hanno cambiato in profondità la morfologia del quadro mondiale.

La Convenzione Dublino è sorta proprio dall’esigenza di adattare le norme vigenti, che prevedevano soltanto l’accoglienza dei richiedenti provenienti da Paesi del Patto di Varsavia e di alcune dittature in America latina, ampliandone la copertura così da includere anche tutte le altre situazioni critiche del mondo.

Entrata ufficialmente in vigore tra il 1997 e il 1998, è stata poi modificata più volte fino al 2013, raggiungendo il nome di Dublino III e la forma attuale.

Il principio cardine del Regolamento è questo: il richiedente asilo deve presentare la sua domanda, attendere l’esito e fermarsi nel territorio del primo Stato membro in cui giunge; chi prosegue e viene intercettato illegalmente in un altro Paese Ue, viene rispedito nel Paese di competenza.

Le critiche mosse a questo modus operandi sono tantissime.

Oltre a non garantire un trattamento equo a chi fugge, si affidano ai Paesi di frontiera, che per questioni geografiche sono soprattutto quelli dell’Europa meridionale ed orientale, la quasi totalità dei richiedenti asilo.

I tentativi di riforma sostanziale al Regolamento Dublino III sono caduti nel nulla: più di metà dei Paesi Ue hanno opposto un rifiuto totale o si sono limitati a concessioni parziali.

Il governo Conte ha accusato l’Europa di aver abbandonato l’Italia senza fornire un’assistenza condivisa tra gli Stati membri dell’Unione Europea, ma senza riuscire ad imporsi e preferendo inaugurare una delle stagioni più tristi della nostra storia recente, quella dei porti chiusi.

“C’è chi è ancora convinto che si possa continuare con soluzioni ad hoc, in base alle emergenze ma così si favoriscono i nazionalisti che chiudono i porti” – dichiara Elly Schlein, europarlamentare che ha lavorato molto sul progetto di riforma, e che continua a ritenere possibile una sua realizzazione, e conclude ricordando che “la riforma di Dublino renderebbe inutili simi- li prevaricazioni e farebbe diminuire il potere degli Orbán e dei Salvini. All’inizio della precedente legislatura il presidente Juncker ci provò, dal suo punto di vista che non è il nostro, a proporre una “Agenda europea sull’immigrazione” con una visione almeno prospettica, ma poi i propositi vennero abbandonati. Ora bisogna recuperare il tempo perduto”.

Questo e molto altro sulle pagine del nuovo numero di Left, in edicola da domani fino a giovedì 12 settembre con il titolo di copertina “Ora sbarchino tutti”.

 

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