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Non c’è giustizia ambientale senza giustizia sociale

Buona parte dei media li chiamano, in modo del tutto frettoloso e approssimativo, «green generation»: sono ragazze e ragazzi della nuova generazione che manifestano, sfilano per le strade e lottano contro gli effetti devastanti del cambiamento climatico in atto.

Ciò che sfugge dall’etichetta, tuttavia, è che la loro preoccupazione non è soltanto quella di difendere la natura, poiché la posta in gioco è molto più alta: il futuro dell’umanità, innanzitutto.

Lo ha spiegato in modo magistrale la giovane svedese Greta Thunberg, iniziatrice di un movimento di protesta che si è diffuso a macchia d’olio in ogni angolo del mondo smobilitando le coscienze di tutti coloro che hanno a cuore il destino del genere umano.

Invitata al summit sul clima organizzato dall’Onu, la sedicenne ha tenuto un discorso emozionante e di grande statura di fronte ai maggiori leader politici della Terra, ricordando loro che «la gente soffre, la gente muore, interi ecosistemi stanno collassando. Siamo agli inizi di una estinzione di massa e siete in grado di parlare solo di soldi e di raccontare favole su una perenne crescita economica. How dare you? Come osate?».

Una frase, soprattutto quest’ultima, che segnerà inevitabilmente l’immaginario delle generazioni future e con tutta probabilità finiranno stampate nero su bianco nei libri di scuola.

I propositi notificati dal Palazzo di Vetro, sede del segretariato delle Nazioni Unite, appaiono più che mai insufficienti.

«Sessantasei paesi, 102 città e 93 imprese si sono impegnate oggi a raggiungere zero emissioni entro il 2050»; troppo poco per limitare le conseguenze dell’eccesso di Co2 presente nell’atmosfera e scongiurare la catastrofe ambientale in arrivo.

I giovani di tutto il mondo continueranno a protestare ad oltranza per difendere il proprio futuro, come già accaduto venerdì 20 settembre quando si sono svolti oltre 6mila eventi in 3200 città in ben 165 Paesi.

In Italia si replicherà anche oggi, e persino nel nostro Paese non mancano le rappresentanti del movimento internazionale lanciato da Greta Thunberg.

Miriam Martinelli, coetanea della corrispondente svedese, è una ragazza milanese definita dai media come «la Greta italiana».

Vive e studia a Milano e ha le idee molto chiare sullo scopo delle manifestazioni che stanno ormai coinvolgendo tutti i Paesi del mondo: «chiediamo alla politica di seguire la scienza più autorevole, di rispettare l’accordo di Parigi e ambire anche a qualcosa di più, raggiungendo la decarbonizzazione dei Paesi più ricchi già nel 2030».

Un obiettivo ambizioso che non si limita alla battaglia ambientale, ma aspira ad introdurre un nuovo modo di concepire la società e la globalizzazione: «la nostra battaglia – dichiara Miriam a Left – segue il principio della giustizia climatica, che significa giustizia sociale: la popolazione in molti casi subisce uno stile di vita consumistico, che viene imposto dalle multinazionali. Sono queste ultime a dover pagare, insieme ai potenti che hanno causato in prima persona la crisi ambientale».

Ma è possibile uscire da dinamiche come quelle attuali, ormai consolidate e fossilizzatesi nel tempo, perseguendo il mantenimento un’economia di stampo selvaggio e liberista?

Daze Aghaji, studente diciannovenne di Storia e politica alla Goldsmith University di Londra, dove il problema occupa un posto di rilievo nel sentire comune, spiega che sarebbe opportuno ispirarsi a «modelli che diano la priorità all’ambiente, alle persone e al benessere più che al profitto».

Sovvertire il sistema neoliberista apportando una rivoluzione verde non sarà semplice, ma qualche passo significativo verso la meta è già stato compiuto: il tema del cambiamento climatico ha scosso il mondo intero, è entrato in tutte le agende politiche e alcuni governi, ad esempio quello britannico, hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica.

Ma il risultato più grande finora ottenuto, forse, è quello di aver portato l’emergenza nella quotidianità delle persone. Quelle stesse persone che, se tutti i Governi del pianeta persisteranno a non agire in modo serio, rischieranno di essere al centro di un futuro che non c’è più.

Questo e molto altro su Left, il settimanale diretto da Simona Maggiorelli che sarà in edicola da venerdì 27 settembre a giovedì 3 ottobre con il titolo “Non c’è giustizia ambientale senza giustizia sociale”.

L’illustrazione di copertina è stata realizzata dal disegnatore Fabio Magnasciutti.

 

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