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La crisi di Evergrande nasconde un insegnamento per l’immobiliare, da non sottovalutare

I debiti del colosso immobiliare cinese Evergrande ammontano a 300 miliardi di Euro. Dopo aver evitato il default per ben due volte, ha siglato un accordo con Allied Resources Investment Holdings  per la vendita delle azioni della propria controllata nel settore delle telecomunicazioni HengTeng. Il valore della vendita è pari a 1,66 miliardi di dollari.

Lo stesso presidente di Evergrande, Xu Jiayin, nelle ultime settimane ha venduto beni personali per un valore di 1,1 miliardi di dollari, tra residenze di lusso a Hong Kong e Shenzhen e jet privati, per pagare gli stipendi dei dipendenti e gli interessi sulle obbligazioni. Secondo il Bloomberg Billionaires Index, il patrimonio personale del presidente è valutato a 7,9 miliardi di dollari; occorreranno quindi aiuti esterni per tenere in vita il Gruppo.

Quali sono le ragioni di una crisi economica così importante?

Secondo Pietro Pellizzari, CEO di Wikicasa, la web company che con i portali di annunci commerciali.it, wikicasa.it e casaclick.it, è uno dei principali canali di ricerca immobiliare in Italia e fornitore di dati molto importanti per guidare il settore verso transazioni sempre più trasparenti e veloci “la causa dei mali di Evergrande è da ricercarsi nella sua crescita esponenziale degli ultimi 10 anni, finanziata da debito e sostenuta da una domanda che assorbiva qualsiasi tipo e quantitativo di alloggi. Oggi questa domanda ha rallentato e il peso esorbitante del debito e dei relativi interessi ha minato la solidità dello sviluppatore immobiliare cinese. Nonostante il parallelismo tra Lehman Brothers ed Evergrande possa apparire scontato, l’immobiliare non è la finanza, anche se i due settori sono sempre più correlati. A differenza di Lehman, i cui titoli erano carta straccia, Evergrande ha 215 miliardi di dollari di cantieri in un mercato con prezzi relativamente stabili, oltre a partecipazioni in diversi settori, tra cui auto elettriche, calcio, telecomunicazioni” precisa Pellizzari.

“C’è però un aspetto di Evergrande che credo possa offrirci degli spunti di riflessione molto interessanti. Il punto chiave di questa crisi è lo sviluppo esponenziale di nuovi progetti, senza una corretta pianificazione e analisi del mercato, come se l’offerta potesse guidare la domanda, e non il contrario. Oggi la domanda immobiliare è sempre più mutevole e andrebbe studiata con maggior attenzione, vista anche la grande quantità di dati di cui disponiamo grazie al web.

I portali hanno gli strumenti per guidare gli operatori tradizionali del settore verso scelte più sagge, interpretando e prevedendo i nuovi scenari di mercato. Infatti, oltre a fornire statistiche sullo stock già presente sul mercato, sui prezzi medi richiesti, sul tempo medio di permanenza di un annuncio (indice di velocità di assorbimento del mercato), sono in grado di matchare questi dati con la domanda, facendo emergere dove e cosa conviene costruire, indirizzando gli operatori verso uno sviluppo sano e compatibile con una crescita sostenibile.

La grande sfida del futuro sarà quella di collegare sempre di più il mercato immobiliare al web ed alle dinamiche che rappresenta, anziché alla finanza, per tracciare una nuova strada in cui l’edilizia e le nuove costruzioni siano la corretta espressione delle esigenze della clientela” conclude Pietro Pellizzari, CEO di Wikicasa.

 

 

 

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