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Covid e pandemia, è boom di caduta di capelli in Italia

La calvizie riguarda molto da vicino il nostro paese: il 39% degli uomini e il 13% delle donne convivono con questo problema. L’Italia è al 10° posto nella classifica mondiale in merito all’incidenza nella popolazione della patologia.

Di per sé causata da una concomitanza di fattori ereditari e degenerativi individuali, la calvizie con il Covid ha subito un’impennata vertiginosa.

L’OMS Europa ha messo in guardia proprio sulle conseguenze psicologiche di lungo termine e di vasta portata dell’emergenza sanitaria, i cui effetti hanno generato un vero e proprio boom di perdita di capelli.

È quanto emerso dall’esperienza sul campo del Gruppo italiano HairClinic, considerato tra le più importanti società europee in fatto di cura della calvizie tramite metodologie rigenerative, innovative e multidisciplinari, tra i primi a segnalare questa correlazione.

I capelli hanno sofferto moltissimo nell’ultimo anno e mezzo – spiega il Dott. Mauro Conti, responsabile scientifico del Gruppo – e non ci siamo ancora ben resi conto dell’impatto complessivo della pandemia. Lo stress e le preoccupazioni economiche, uniti a un senso di precarietà costante e a una minore socialità, hanno generato uno stato d’ansia raramente visto prima d’ora.

E un organo che risente enormemente delle situazioni psico dinamiche è senza dubbio il follicolo capillifero.

Con il Covid si sono innescate dinamiche inedite, ed essendo la calvizie una patologia polifattoriale, risente moltissimo delle influenze esterne, anche emotive, e reagisce di conseguenza“.

Da patologia tipicamente maschile a problematica sempre più diffusa anche tra le donne, la caduta dei capelli ha riguardato in modo particolare proprio la platea femminile.

La quantità di persone che ci hanno contattato lamentando un aumento della caduta su base stressogena è enorme – segnalano da HairClinic, che ha 15mila pazienti in terapia – e in modo particolare si sono rivolte a noi decisamente più donne che uomini che hanno riscontrato una caduta tre volte più copiosa del normale. Si tratta di un fenomeno transitorio, quindi recuperabile nel tempo, accentuato ad esempio dall’assunzione di psicofarmaci, pratica che ha visto un forte aumento nei periodi di lockdown. Nonostante la protezione del follicolo e un’alimentazione adeguata, con finalità antiinfiammatoria, lo stress è stato e continua a essere un fattore fortemente condizionante a livello di salute dei capelli. I follicoli ne risentono molto, sono estremamente reattivi ed entrano in pausa biologica, generando una copiosa caduta. 

Più in generale, sappiamo quanto i capelli influiscano sull’energia psico-fisica delle persone, perderli spesso equivale a essere meno sicuri e sentirsi meno giovani e attraenti. Guardarsi allo specchio e piacersi, stare bene con sé stessi è il primo passo per il nostro benessere generale. Con la pandemia abbiamo assistito in prima persona a situazioni drammatiche, che prima non erano così frequenti, ma per fortuna anche per la calvizie la medicina rigenerativa permette di ottenere dei risultati ottimali e soprattutto duraturi. Le potenzialità di nuovi approcci come la terapia inclusiva, che tiene conto della storia clinica globale di ciascuna persona, sono enormi e consentono al paziente di promuovere migliori risultati clinici estetici e soprattutto duraturi” conclude il Dott. Conti.

 

 

 

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